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Nikoli več mej

V torek je na Reki potekal posvet z naslovom Mai più confini (Nikoli več mej), ki so ga priredili Italijanska unija, Skupnost Italijanov na Reki, društvo Associazione Fiumani italiani nel Mondo in Krožek Istria iz Trsta. V nadaljevanju objavljamo prispevek, ki ga je predsednica Slovenske kulturno-gospodarske zveze podala v italijanščini.


L’ anno 2022 è stato un anno poco clemente: la guerra alle porte dell’Europa, la crisi energetica, l’inflazione galloppante, le tensioni tra la Cina e gli Stati Uniti, le tensioni nei Balcani… La fine dell’anno con l’entrata della Croazia nell’area Schenghen con la rimozione fisica delle barriere ai confini tra la Slovenia ci ha portato un raggio di speranza che rinnova il valore di appartenenza al nostro comune stato l’Unione Europea.

Per noi genti di frontiera, dove si intrecciano e confluiscono due grandi ceppi lingustici – quello slavo e quello latino, il confine inteso come limes, linea di demarcazione, barriera era ed è vissuto in modo traumatico. La linea di confine è un costrutto politico e in quanto tale, non è mai giusto, equo. Le linee nette di demarcazione non esistono in natura. I confini tra il giorno e la notte sono delimitati da uno stato intermedio, crepuscolo o alba il confine tra mare e terra non è lineare, tra loro c’è una costa, il bagnasciuga. Noi, genti di frontiera da secoli viviamo queste compenetrazioni.

Le demarcazioni statali condizionano i confini culturali ed etnolinguistici. Gli eventi storici sono stati fonte di scontri e conflitti tra popoli. Chi ha perso una parte del suo territorio nazionale attraverso il confine cercherà di riconquistarla, chi ha incluso la popolazione percepita come straniera cercherà di affrontare questa situazione secondo l’eterno principio di assimilazione-omologazione. Da esperienze e ricordi divisivi si sono formati rancori, pregiudizi, stereotipi e prevaricazioni. Attraverso le trasformazioni temporali geopolitiche, socioeconomiche e socioculturali e con l’ingresso nello spazio europeo sempre più integrato i rapporti interetnici tendono a svilupparsi nel segno di una coesistenza sempre più serena e coesa. La libera circolazione, la mobilità e l’integrazione di persone all’interno dello stato europeo costituisce il fondamento della cittadinanza dell’UE, che sta facendo della diversità linguistica e del multilinguismo uno dei suoi obiettivi strategici.

Il nostro territorio rappresenta un punto di incontro di diversi gruppi nazionali, è un’area dove da secoli si intrecciano molteplici culture autoctone: italiana, slovena, croata, ebrea, friulana, greca, tedesca. Una serena convivenza in una società evoluta votata al benessere delle persone presuppone la condivisione di valori etici quali: libertà, pace, non violenza, uguglianza e parità di diritti, empatia, rispetto, il dialogo costruttivo, la solidarietà, la protezione, l’attenzione e cura nei confronti delle minoranze. Una serena convivenza presuppone anche un atteggiamento valoriale positivo nei confronti del sostegno della diversità linguistica, del plurilinguismo attivo. Non solo come assunto etico o normativo, ma come pratica istituzionale, amministrativa, che si concretizza nella vita quotidiana dei singoli e della società.

Oggi ci troviamo nella bellissima città plurale di Fiume, Rijeka, Reka. Permettetemi però di indirizzare il mio sguardo all’Istria che finalmente è ritornata una terra senza confini. Permettetemi di citare la giornalista Martina Vocci che vive in Caldania. Domenica in un’intervista per il Primorski dnevnik ha espresso il seguente pensiero: “Il mio prozio è sempre vissuto in Caldania. È nato nell’Austro-Ungheria, ha vissuto prima in Italia e poi in Jugoslavia e alla fine in Croazia. Ha dovuto cambiare quattro passaporti pur non muovendosi da casa. Questa storia è una buona descrizione dell’Istria per coloro che non sanno dove sia Trieste, figuriamoci l’Istria. L’immaginario è spesso molto superficiale e pieno di stereotipi. Mi hanno più volte detto che se i miei parenti si sono trasferiti dall’Istria è perché sono stati fascisti. Ecco – questo tipo di stereotipi sono caduti sulle spalle della gente Istriana.”

Siamo molto soddisfatti e felici che questa terra sia diventata sconfinata. Non posso non richiamare i ricordi che tutt’oggi mi emozionano rammentando il 2007, l’anno in cui la Slovenia è entrata nell’area Schengen. Leggendo le cronache dei giorni scorsi mi sembra di riviverli.

Mi fa in quest’occasione tuttavia piacere rimarcare che si tratta di un importante svolta in un processo al quale hanno contribuito molte persone che hanno nei decenni saputo compiere tanti piccoli passi improntati alla collaborazione ed all’ interscambio transfrontaliero. Non posso non citare la pluridecennale collaborazione tra la comunità slovena in Italia e la comunità italiana in Slovenia. L’Europa è già stata di casa da noi in tempi più complessi. È proprio grazie ai fondi Interreg che siamo riusciti a sviluppare dei progetti importanti che hanno collegato le due comunità. E sono orgogliosa di poter con entusiasmo puntare a nuove sfide del futuro esprimendo gioia per la comunità italiana che per vivere sulla propria terra non avrà più bisogno di passare un confine imposto, sgradevole, inviso.

Forse può sembrare una banalità. Chi ha vissuto la caduta del confine come noi sloveni a Trieste, Gorizia e nella provincia di Udine sa infatti bene quanto i confini psicologici e sociali ancora dividono le due nazioni. Ma un confine fisico in meno ci da almeno la possibilità di guardare al futuro con più fiducia. Ce ne siamo accorti in tempi di covid di quanto possa essere insidioso abituarci nuovamente alle barriere fisiche che sono ripiombate nelle nostre esistenze durante la pandemia come un presagio minaccioso di tempi che pensavamo superati. Tant’è che abbiamo con l’Unione italiana sentito il bisogno di festeggiare la riapertura dei confini in tarda primavera del 2020.

C’è ancora molto da fare. Non dimentichiamoci che la linea di frontiera tra la mia nazione madre e la Croazia è disseminata da un tagliente filo spinato, sciagurata decisione di un governo sloveno di alcuni anni fa. E non dimentichiamoci dei corsi e ricorsi storici che nell’immediato dopoguerra hanno portato persone in fuga a gettarsi nel canale di Sant’Odorico a Sečovlje e che oggi ad attraversare e purtroppo anche perire nei vortici della Dragogna sono altre persone in fuga.

Concludo accennando a due splendidi esempi citando Milan Rakovac. “Non riesco a rinsavirmi da Fulvio Tomizza, che diceva: No, l’Istria non è né italiana né croata né slovena né austriaca; L’Istria è istriana. ”

»Ne, Istra nije ni talijanska ni hrvatska ni slovenska ni austrijska; Istra je istarska. Identificirao se sa granicom. Što to, dovraga, znači? Kako se čovjek može identificirati s imaginarnom linijom koja dijeli ljude, narode, države. Da, teško, ali moraš.«

Milan rakovac

E continua Rakovac: “Beh, siamo solo persone, quindi siamo fratelli, siamo l’altro. “Mi identifico con la frontiera”, ha scritto Tomizza. Si è identificato con il confine. Che diavolo significa? Come può un uomo identificarsi con una linea immaginaria che divide persone, nazioni, paesi. Sì, difficile, ma devi. Devi essere un po’ sloveno, un po’ austriaco, un po’ italiano, se sarai un croato che difende la sua tradizione, cultura croata,” dice Milan Rakovac di Tomizza.

Come concludere dopo aver citato questi imponenti personaggi? Forse semplicemente dicendo che sarò felice di veder cadere ancora mille sbarre, tagliare mille fili spinati e abbattere ancora mille confini. E ribadire il valore del concetto che dal plurilinguismo passa alla plurietnicità o multiculturalismo, che nel mondo globale e soprattutto tra le nuove generazioni, quelle passate in Europa attraverso l’Erasmus, si fa sempre più strada, diventando, per mezzo di nuovi intrecci interpersonali, una realtà diffusa. E con un’ultima considerazione.

Ni lahko živeti meje, a se izplača zaradi bogastva izkustev, običajev in navad, znanja jezikov in vseh barv narečij, literature, glasbe , umetnosti ,ki so naše, vaše, skupne.

L’esistenza a ridosso delle confluenze non è spesso facile, ma vivere il plurilinguismo, la multiculturalità, avere una coscienza interculturale rappresenta un privilegio, una percezione della vita senza confini quindi sconfinata.

Zrcalimo se v očeh soseda in v njih uzremo svoj pogled.

Spiace per quelli indifferenti, distratti, distaccati o semplicemente per tutti quelli che non sanno, che ignorano che non riescono a capire la ricchezza dello spirito e della mente di poter spaziare con disinvoltura da una lingua all’altra, cogliendo le sfumature, i sottintesi, il sostrato storico, il retroterra culturale, un capitale intellettuale a portata di mano.

Prelep je občutek brezmejne svobode večjezičnosti.

E’ una sensazione incommensurabile il sentirsi a casa propria ed a proprio agio anche nella lingua, nella cultura e nell’identità del vicino, in un ambiente speciale perché è multiculturale.

Reka, Rijeka, Fiume, 10. januarja 2023

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